Thread: Scrofa semilanuta mediolanense
-
03-15-2005 10:57 AM #1Giuseppe De Micheli Guest
Scrofa semilanuta mediolanense
anzitutto: una bella foto del suino murato nel Palazzo della Ragione la
trovate a http://fc.retecivica.milano.it/RCMWE...img/scrofa.JPG
La Storia di Milano Treccani, - Ia ed. - 1953, reca poche e scarne notizie
sul bassorilievo. La definisce di "supposte origini celto-etrusche" ma non
fornisce argomenti nè pro nè contro la supposizione. Si sofferma piuttosto
sul culto del suino (maiale o cinghiale) nell'Europa Occidentale, fin
dall'eneolitico, mentre non è rilevante nel bacino orientale (bacino
danubiano). L'opera sostiene la provenienza occidentale dei galli che
popolarono la pianura padana, nonostante l'affermazioine di Tito livio:
"ipsi per Taurinus saltesque Juliae Alpis trascenderunt". Secondo Tito Livio
inoltre, il fondatore di Milano Belloveso scese in Italia "Prisco Tarquinio
Romae regnante" mentre altre fonti lo collocano al tempo della presa di Vejo
e della sconfitta dei celti contro Massilia, cioè al 396 a.c. Probabilmente
si tratta di due calate differenti: la prima, ad opera degli Insubri, che
divennero tributari degli Etruschi. La seconda con Belloveso ai tempi di
Vejo. Magari i galli furono chiamati proprio dagli Etruschi per servire come
mercenari nel conflitto con Roma, ma, approfitando della debolezza etrusca
del momento, finirono per attaccarli (sconfitta etrusca al Ticino) e si
resero indipendenti. Che ci fossero dei celti già prima di Belloveso lo
afferma indirettamente Livio stesso quando dice che fondò Mediolanium (con
la i in *lanium*) in terra "Insubribus pago Aeduorum", cioè dove già degli
Edui si erano stabiliti precedentemente.
Tornando alla scrofa lanuta: nulla riferiscomo le fonti antiche circa
l'eventuale influenza suina nella fondazione della città. Il bassorilievo
della scrofa semilanuta fu ritrovato nel 1233 durante i lavori di
costruzione del Broletto Nuovo, ripulendo l'area dai detriti accumulatisi
nella distruzione di Milano ad opera del Barbarossa (1162). Il ritrovamento
fu accolto con grandi manifestazioni di gioia nella città, salutato come
felice auspicio di prosperità e il reperto fu immediatamente catalogato come
celtico. Il simbolo della scrofa fu inserito nel gonfalone comunale e rimase
come emblema della città finchè fu sostituito dal biscione visconteo. Tutte
le leggende relative alla fondazione di Milano risalgono al periodo delle
libertà comunali. Evidentemente in quel periodo l'ostilità nei confronti
dell'Impero e del Papato già si rifletteva nella riscoperta e valorizzazione
dell'origine celtica della città.
Un ultima notizia che non ho potuto accertare (la Treccani non ne parla, la
notizia l'ho trovata in pubblicazioni turistiche): l'attuale bassorilievo
non è l'originale ritrovato, bensì una copia eseguita durante la costruzione
del Broletto Nuovo. Non si conoscono le circostanze della perdita del
bassorilievo originale.
Comunque è in programma un intervento di restauro conservativo e di
valorizzazione del manufatto (eliminazione del pluviale, illuminazione e
ambientazione) in loco.
That's all, folk.
G. De M.
-
03-15-2005 10:46 PM #2Righel Guest
Re: Scrofa semilanuta mediolanense
Giuseppe De Micheli wrote:
> anzitutto: una bella foto del suino murato nel Palazzo della Ragione la
> trovate a http://fc.retecivica.milano.it/RCMWE...img/scrofa.JPG
Peccato!.. il sito non si apre.
> La Storia di Milano Treccani, - Ia ed. - 1953, reca poche e scarne notizie
> sul bassorilievo. La definisce di "supposte origini celto-etrusche" ma non
> fornisce argomenti nè pro nè contro la supposizione.
Allora non può essere preso in seria considerazione.
Senza prove a sostegno l'origine può essere tanto celtica quanto
mesopotamica o addirittura locale
> Si sofferma piuttosto
> sul culto del suino (maiale o cinghiale) nell'Europa Occidentale, fin
> dall'eneolitico, mentre non è rilevante nel bacino orientale (bacino
> danubiano).
Più o meno come avevo già risposto anch'io.
.....
> Il ritrovamento fu accolto con grandi manifestazioni di gioia nella
> città, salutato come felice auspicio di prosperità
Il che conferma il simbolismo della scrofa come garante di ferilità e
abbondanza.
> Un ultima notizia che non ho potuto accertare (la Treccani non ne parla,
> la notizia l'ho trovata in pubblicazioni turistiche): l'attuale
> bassorilievo non è l'originale ritrovato, bensì una copia eseguita
> durante la costruzione del Broletto Nuovo. Non si conoscono le
> circostanze della perdita del bassorilievo originale.
Cioè la copia sarebbe coeva al ritrovamento dell'originale?
Mi sa che siamo ancora al punto di partenza.
Mi aspettavo un intervento di PieroF....
Ciao,
--
Righel (e-m in "Reply To")
___________________________
http://xoomer.virgilio.it/ugo.lat/FISA
http://www.na.astro.it/uan
-
03-16-2005 08:43 PM #3Giuseppe De Micheli Guest
Re: Scrofa semilanuta mediolanense
"Righel" <Righel.fastwebnet.it> ha scritto nel messaggio
news:4BJZd.1659$kC3.755.tornado.fastwebnet.it...
Giuseppe De Micheli wrote:
>> anzitutto: una bella foto del suino murato nel Palazzo della Ragione la
>> trovate a http://fc.retecivica.milano.it/RCMWE...img/scrofa.JPG
>
> Peccato!.. il sito non si apre.
Prova con Google: scrofa lanuta. Il primo sito che dà
Incrocinews - Settimanale online della Diocesi di Milano
.... LA SCROFA LANUTA DI PIAZZA MERCANTI. Un reperto celtico-etrusco, ... Ma
la
scrofa lanuta di Milano corre oggi un grave pericolo: l'inquinamento e lo
....
www.chiesadimilano.it/or4/ or?uid=ADMIesy.main.index&oid=210564 - 18k -
Copia cache - Pagine simili
Incrocinews - Settimanale online della Diocesi di Milano
... La scrofa lanuta Un reperto celtico-etrusco nel cuore di Milano Storia
ed arte
di santi "fantastici" I cavalieri di ...... La vera storia dei Templari
....
www.chiesadimilano.it/or4/ or?uid=ADMIesy.main.index&oid=219401 - 35k -
Copia cache - Pagine simili
[ Altri risultati in www.chiesadimilano.it ]
porta all'immagine della scrofa e alla petizione dei consiglieri (della
sinistra, non della lega) per il restauro conservativo.
>> Il ritrovamento fu accolto con grandi manifestazioni di gioia nella
>> città, salutato come felice auspicio di prosperità
>
> Il che conferma il simbolismo della scrofa come garante di ferilità e
> abbondanza.
C'era anche un altro elemento: non erano passati ancora sessant'anni dalla
distruzione della città ad opera del Barbarossa, e il ritrovare la scrofa
(che forse era già un simbolo dell'autonomia comunale) è stato un po' come
*risorgere dalle macerie*.
Qualcosa del genere era successo anche per il ritrovamento (sempre casuale,
avvenuto nel 386) delle ossa dei Santi Gervaso e Protaso. L'emergere di
reperti dalla terra sembra legato ad archetipi di rinascita.
>> Un ultima notizia che non ho potuto accertare (la Treccani non ne parla,
>> la notizia l'ho trovata in pubblicazioni turistiche): l'attuale
>> bassorilievo non è l'originale ritrovato, bensì una copia eseguita
>> durante la costruzione del Broletto Nuovo. Non si conoscono le
>> circostanze della perdita del bassorilievo originale.
>
> Cioè la copia sarebbe coeva al ritrovamento dell'originale?
Già, sarebbe interessaante sapere perchè ne è stata fatta una copia. perchè
l'originale era finita in frammenti non ricostruibili? Si era persa e si è
andati a memoria? Era destinata a esseree conservata in altro luogo?.
>
> Mi sa che siamo ancora al punto di partenza.
> Mi aspettavo un intervento di PieroF....
Si starà senz'altro documentando. Aspettiamo fiduciosi la sua illuminazione.
G. De M.
-
03-16-2005 09:19 PM #4Mario Guest
Re: Scrofa semilanuta mediolanense
Se ne parla anche nell'ultimo numero di Fragmenta, periodico del gruppo
archeologico milanese...
M.
da Fragmenta numeroOTTO novembreduemilaquattro
CELTI, PORCI E DINTORNI
di Dario Savoia
Il rilievo murato in un arco del Palazzo della Ragione, raffigurante
un setoloso e zannuto suino, appartiene certamente all'epoca medievale per
caratteri stilistici; tuttavia in passato è stato spesso ritenuto di età
preromana, in quanto il motivo simbolico della "scrofa semi-lanuta" è legato
al mito della fondazione della città da parte di Belloveso, in modo non
dissimile da quello della "candida troja" che nell'Eneide segnala il luogo
dove verrà fondata Alba Longa.
Autori tardi (Isidoro, Claudiano, Sidonio Apollinare) lo citano come
emblema di Milano, ricavandone una (fantasiosa) etimologia del nome della
città: Mediolanum da medio-lanae, essendo la scrofa "lanuta in mezzo".
Il cinghiale o il maiale domestico (dal punto di vista mitologico la
cosa è indifferente) costituisce un motivo simbolico largamente diffuso nel
mondo celtico e oltre, come vedremo. è solo uno degli elementi del bestiario
mitico celtico, assieme a cervi, corvi, aquile e falchi, etc., ed è
possibile cercare di rintracciarne il significato sfruttando sia le fonti
archeologiche che quelle letterarie.
Effigi di cinghiali o maiali, probabilmente con funzione apotropaica,
sono diffuse in tutto il mondo celtico soprattutto sugli elementi di
armamento: insegne, padiglioni di trombe da guerra (carnyx), scudi ed elmi.
Con l'eccezione delle figurette suine punzonate sulla lama delle spade, le
conosciamo più dall'iconografia che dal ritrovamento degli oggetti reali,
come è il caso dei due guerrieri che portano un elmo con figura di cinghiale
sull'apice raffigurati sul celebre calderone di Gundestrup. Sono inoltre
frequenti le statuette votive di cinghiali o maiali, in bronzo; un tratto
costante della raffigurazione è l'enfasi posta sul particolare della cresta
eretta di setole sul dorso dell'animale.
Possediamo, invece, una sola effige divina associata al motivo del
cinghiale: una scultura in pietra da Euffigneix, in Francia, una figura
maschile con folta chioma e torquis al collo; sul fianco sinistro è
rappresentato in rilevo un grande occhio, mentre sul petto campeggia un
cinghiale con la criniera eretta, orientato verticalmente.
Contrariamente a quanto avviene per il dio-cervo, Cernunnos, a questo
dio-..... non è associato alcun nome; tra i dati dell'epigrafia gallo-romana
vi è forse avvicinabile la forma latinizzata Moccus (moch, nella lingua
celtica del Galles, indica specificamente il ..... domestico). Si tratta con
evidenza di un epiteto, ma anche Cernunnos ("il cornuto") lo è e, forse,
entrambi sono relativi a diverse accezioni o diverse "epifanie" della stessa
figura divina; del resto una coppa d'argento di età augustea da Lione reca
due figure umane accompagnate l'una da un cinghiale, l'altra da un cervo.
Di tale figura divina possiamo cercare di rintracciare i caratteri
rivolgendoci alla letteratura medievale in lingua celtica. Si tratta di
saghe e racconti irlandesi e gallesi che, pur attraverso secoli di
trasmissione orale e, poi, di tradizione manoscritta passata al vaglio
cristiano, fino ai codici (in genere dell'XI o XII secolo) sopravvissuti ai
giorni nostri, hanno mantenuto motivi della locale tradizione mitica
celtica, spesso con notevole freschezza. Vi si incontrano dei e dee
evemerizzati, diventati re, regine, eroi e cavalieri.
Così, vi compaiono almeno tre personaggi che, per opera di magia,
subiscono metamorfosi successive tra le quali sono costanti quelle in cervo
e in cinghiale.
Vi compare Diarmaid O'Duibne, giovane, bellissimo e fortissimo
guerriero, il quale "soffia" la promessa sposa Grainne (la "terribile"!) a
Finn, il capo delle fianna d'Irlanda, e viene poi ucciso dalle "setole
velenose" di un cinghiale portentoso. Lo stesso Finn è protagonista della
caccia al cinghiale di Formael al Sid (tumulo sepolcrale) della Bella Donna.
Più volte associato al simbolo del cinghiale è anche il gallese
Pryderi, figlio di Pwyll e di Riannon, la quale possiede uccelli
incantatori e un cavallo che risulta irraggiungibile anche se va al passo (è
connessa con la dea gallica dei cavalli, Epona?). Tra l'altro Pryderi è
colui che introduce i maiali domestici (moch) in Galles. Li riceve da Arawn,
re di Annwn ("abisso": altro non è che l'Oltretomba).
Ancora gallese è Culhwch, figlio di uno zio di Artù. Sua madre lo
partorisce in un porcile (e viene inventata una contorta giustificazione per
un fatto così assurdo) e viene allevato dal porcaio. Cresciuto, rifiuta di
sposare la figlia della seconda moglie di suo padre, e la matrigna gli
affibbia una maledizione per la quale potrà sposare solo Olwen, figlia del
terribile gigante Yspadadden; quest'ultimo, il quale sa che verrà ucciso da
suo genero, impone prove ritenute insuperabili a Culhwch, al cugino Artù (al
quale Culhwch si è rivolto per aiuto) e ai cavalieri del seguito.
La più importante consiste nello strappare tre oggetti d'oro (un
pettine, una cesoia e un rasoio) dalla criniera della portentosa e immortale
cinghialessa Trwyth, seguita dai suoi sette cuccioli dei quali uno è dotato
della parola. La cosa può essere fatta solo sott'acqua, e utilizzando
particolari cavalli e particolari cani dotati di particolari collari, il cui
ottenimento comporta però ulteriori peripezie.
Il simbolo del cinghiale non è certo esclusivo dei Celti; lo troviamo,
anzi, ampiamente diffuso in ambiti indoeuropei e anche non indoeuropei.
Nella mitologia greca si possono citare la caccia al cinghiale dell'Erimanto
e quella alla scrofa del Crommione, protagonisti rispettivamente Eracle e
Teseo; della caccia al terribile cinghiale Calidonio è protagonista Meleagro
("nero e selvaggio": è lui stesso un cinghiale) il cui fratello, Tideo, uno
dei Sette contro Tebe, porta un cinghiale come insegna sullo scudo e indossa
una pelle di cinghiale.
Il terzo Avatara di Vishnu, Vahara, appunto un cinghiale, procura l'emersione
e il consolidamento della Terra dall'oceano primordiale. Adone e il siriano
Tammuz sono entrambi bellissimi giovani che vengono uccisi (ma poi
risorgono) da divinità gelose sotto forma di cinghiale, a causa dei loro
rapporti con una dea. Altrettanto accade a Osiride, ucciso da Seth sotto
forma di cinghiale e resuscitato da Iside con la quale concepisce Horus, per
poi diventare re dell'Oltretomba.
Il simbolo del cinghiale appare dunque associato a personaggi giovani
e belli, spesso valenti guerrieri, che frequentemente muoiono precocemente e
poi risorgono o rinascono. La loro nascita o le loro unioni sono sempre
legate a figure femminili in qualche modo irregolari: a parte eventi curiosi
che avvengono alla nascita, compaiono rapporti illegittimi, vergini,
matrigne, rapimenti, e così via.
Possiamo quindi identificare anche il dio-cinghiale celtico come un
giovane dio della vegetazione connesso al ciclo stagionale e il suo
attributo, il cinghiale, un simbolo con forti valenze ctonie, legato alla
dea madre e al concetto di fecondità e di rinnovamento e, dunque, per la
mentalità antica anche all'Oltretomba.
Nella sua redazione celtica la simbologia del cinghiale pare
inscindibile dalla rappresentazione del dorso setoloso dell'animale. Si
spiega così anche la caratteristica distintiva della nostra scrofa
medio-lanuta.
-
03-16-2005 10:06 PM #5Piero F. Guest
Re: Scrofa semilanuta mediolanense
"Giuseppe De Micheli" ha scritto
> > Mi aspettavo un intervento di PieroF....
> Si starà senz'altro documentando.
> Aspettiamo fiduciosi la sua illuminazione.
E' vero, mi sto documentando. Ma per ora, niente luce :-)
Molto di quello che avrei potuto dire l'ha riportato Mario con
quell'articolo di Fragmenta. Però siamo sempre nel campo delle
leggende, nessuna *evidenza* come desidererebbe Righel. Appena trovo
qualcosa di più sostanzioso, mi faccio sentire.
--
Piero F.
-
03-17-2005 06:35 PM #6Righel Guest
Re: Scrofa semilanuta mediolanense
*Piero F.* ci scrive:
> .... Però siamo sempre nel campo delle
> leggende, nessuna *evidenza* come desidererebbe Righel.
E' vero, non ci sono evidenze.
L'oggetto è una copia e non sappiamo quanto fedele.
Quindi non è possibile ipotizzarne una datazione approssimativa e senza di
questa non ha senso tentarne un'attribuzione, tanto ai Celti quanto a
chiunque altro.
--
Righel (e-m in "Reply To")
___________________________
http://xoomer.virgilio.it/ugo.lat/FISA
http://www.na.astro.it/uan
-
03-18-2005 07:34 AM #7Giuseppe De Micheli Guest
Re: Scrofa semilanuta mediolanense
"Righel" <Righel.fastwebnet.it> ha scritto nel messaggio
news
hn_d.6697$kC3.4110.tornado.fastwebnet.it...
> *Piero F.* ci scrive:
>
>> .... Però siamo sempre nel campo delle
>> leggende, nessuna *evidenza* come desidererebbe Righel.
>
> E' vero, non ci sono evidenze.
> L'oggetto è una copia e non sappiamo quanto fedele.
> Quindi non è possibile ipotizzarne una datazione approssimativa e senza di
> questa non ha senso tentarne un'attribuzione, tanto ai Celti quanto a
> chiunque altro.
E' disponibile un'analisi stilistica del bassorilievo?
a me inoltre piacerebbe accedere alle fonti che indicano:
a) le circostanze del ritrovamento del 1233
b) che davvero la scrofa era nell'emblema del libero comune di Milano (prima
e/o dopo il ritrovamento?)
c) che davvero quella attualmente murata è una copia di qualcos'altro
d) le varie leggende sulla fondazione della città di Milano
G. De M.
-
03-18-2005 09:12 AM #8p.l. Guest
Re: Scrofa semilanuta mediolanense
> tuttavia in passato è stato spesso ritenuto di età
> preromana, in quanto il motivo simbolico della "scrofa semi-lanuta" è
legato
> al mito della fondazione della città da parte di Belloveso, in modo non
> dissimile da quello della "candida troja" che nell'Eneide segnala il luogo
> dove verrà fondata Alba Longa.
Vediamo: abbiamo un suino (femmina?) collegato con la fondazione di una
città. Ora, che sia un suino o un uccello o un cane o altro ancora non è che
sia la stessa cosa. Il simbolo scelto non può essere casuale. E attribuirgli
valenze del tipo "ctonie" o di fertilità, dire che è connesso alla Dea Madre
non aggiunge gran che, anzi rischia di fare confusione. Perché. valenza dopo
valenza e connessione dopo connessione, si finisce per ritrovarlo anche -
nell'ipotesi che sia esistito una cultura celtica effettiva - nella
dimensione bellica. E magari finisce per essere un dio-..... senza che tale
dio sia mai stato citato. La mia idea è che se andiamo in giro ad allargare
il discorso rischiamo di non sapere più nemmeno cosa cerchiamo.
E' chiaro che di per sé il simbolo del ..... è assai diffuso. E' una cosa
che ho imparato qui e la prendo come un'evidenza. Dopodiché darei per
scontato che tale simbolo ha avuto funzioni, e quindi significati, assai
vari e non riconducibili tutti alla forma, alla figura, del simbolo stesso.
In altri termini il simbolo può significare cose diverse in contesti diversi
(in relazione ad altri simboli). Essendo un simbolo prodotto dagli uomini
non è affatto detto che abbia un senso di fondo che rimanga permanente
attraverso i secoli e nello spazio. Che è quel che accade a tutti i prodotti
storici. In questo caso abbiamo, testimoniato da varie fonti, un legame tra
..... e fondazione di una città. Questo vale per Alba e per Milano. Il che,
coerentemente con le fonti mi pare, accredita la tesi che tale simbolo
avesse forti radici nel mondo pre-romano. Era un'ipotesi ragionevole ma mi
sembra che ora possa essere più di un'ipotesi. A questo punto credo che
occorrerebbe sapere, più che la ricostruzione storica dei modelli stilistici
del maiale, se il maiale di Milano è femmina (come ad Alba e Lavinio) o
maschio. A naso, la mia è un'ipotesi, direi che a Milano è maschio. E'
maschio anche se è femmina: intendo cioé che non sono evidenziate le
caratteristiche di femminilità. Nel Lazio pre-romano la scrofa è femmina e
madre. A Milano non è madre ed è lanuta. La lana sta a posto dei maialini. E
ci sta per dire una cosa diversa chiaramente. Nel Lazio la scrofa consente,
nel tempo mitico, di fondare delle città "sagliate". Le tradizioni che ho
sono tutte romane e il senso è quello di dire che sia Lavinio, sia Alba
sono, rispetto a Roma, delle città incomplete, imperfette. La scrofa è
collegata con una narrazione "sbagliata" (sono i romani a disegnarla
sbagliata ovviamente) della regalità. Non si riesce a far nascere una
dinastia come si deve nonostante gli sforzi. Per cui, posto che la scrofa
sia stata un simbolo antico, qui ha questo senso: la scrofa fa nascere una
città, i maialini sono collegati con la dinastia, questa dinastia è
sbagliata, e la città fondata dalla scrofa e legata a quella dinastia non
va.
Dal punto di vista romano (repubblicano) è chiaro che l'errore è aver
insistito nel voler avere una dinastia.
A Milano la città va, eccome se va. Quindi non ci possono essere i maialini.
Al loro posto c'è la lana (e dunque è inutile che il maiale sia femmina).
Cosa significhi la lana... è ciò che cercherei!
marco
-
03-19-2005 10:27 AM #9Piero F. Guest
Re: Scrofa semilanuta mediolanense
"Giuseppe De Micheli" ha scritto
> E' disponibile un'analisi stilistica del bassorilievo?
Sto preparando un post lunghetto sull'arte celtica e in particolare
sull'importanza del maiale nelle raffigurazioni simboliche. A occhio,
la scrofa del bassolirievo sembra rientrare nei canoni estetici tipici
dai celti. L'unica cosa che mi lascia perplesso è l'uso del
bassorilievo, perché le figure di animali trovate finora sono tutte
tridimensionali...
> a me inoltre piacerebbe accedere alle fonti che indicano:
> a) le circostanze del ritrovamento del 1233
Se vai ancora in biblioteca, prova a consultare il De Magnalibus
Mediolani, di Bonvesin de la Riva. A me pare di ricordare che Ludovico
Muratori, nella sua Storia di Milano, si fosse rifatto al Bonvesin per
il periodo comunale.
> b) che davvero la scrofa era nell'emblema del libero comune
> di Milano (prima e/o dopo il ritrovamento?)
A questo punto credo prima del ritrovamento, perché i Visconti
adottarono il biscione (il cui originale si trova in S.Ambrogio) entro
qualche decennio, diciamo a cavallo tra il XIII e il XVIII secolo.
> c) che davvero quella attualmente murata è una copia di
qualcos'altro
Questo non sono stato in grado di accertarlo (finora)
> d) le varie leggende sulla fondazione della città di Milano
Entreranno anche quelle nel post che sto preparando :-)
--
Piero F.
-
03-20-2005 12:07 AM #10Piero F. Guest
Re: Scrofa semilanuta mediolanense
Come promesso, mi sono documentato per tentare di dare una risposta al
"mistero della scrofa milanese".
Purtroppo non ho trovato nulla di certo e comprovato. Ciò che è stato
scritto finora è tutto quello che si trova normalmente sulle origini
del bassorilievo di Piazza Mercanti. E' una copia di un lavoro più
vecchio? Parrebbe di sì, la copia risalirebbe al XIII secolo. A quando
risaliva l'originale? Impossibile a dirsi, ma sembra da escludere che
sia di epoca preromana. Era un simbolo celtico? Molto probabilmente,
come cercherò di dimostrare: però il bassorilievo era una tecnica che
i Celti appresero dai Romani, a quanto pare.
Cercherò di strutturare questo intervento in modo che emergano almeno
degli indizi, sui quali costruire ipotesi.
1. IL MAIALE E LA SUA SIMBOLOGIA NEL MONDO ANTICO E MEDIEVALE
Animale dai significati ambigui e contraddittori nella cultura
mediterranea, il maiale accompagna tutta la storia dell' umanità se è
vero che la sua domesticazione risale al neolitico e se poi compare
sempre nei momenti cruciali e rituali della vita dell' uomo: il
sacrificio agli Dei, il banchetto nuziale, la festa del carnevale.
Segno di abbondanza e di amicizia, esso diventa presto simbolo di
brutalità e di sfrenata libidine, nemico dell' uomo come incarnazione
del demoniaco.
Inserito nella sfera del sacro e proprio per questo caricato di una
metaforicità positiva e negativa, il maiale appare simile all' uomo
non solo nella sua anatomia, ma nei suoi stessi costumi che permettono
immediate trasposizioni: i suoi nomi, come ....a e ....., ben servono
per caratterizzare comportamenti depravati e libidinosi di donne e
uomini, con riferimento costante alla sfera della sessualità. Peraltro
in greco il termine che designava la scrofa ricorre come metafora del
..... femminile: "É il momento di far pascolare la scrofa", dice la
giovinetta Guatena al ragazzo che si è infilato nel suo letto, secondo
quanto racconta Ateneo ne I filosofi a banchetto.
Non solo simbolo di sessualità dissoluta, ma incarnazione del male e
del demonio nella tradizione cristiana - che ben ricorda l' episodio
evangelico dei demoni, scacciati dai corpi degli uomini ed entrati in
quelli dei porci -, il maiale in pie tradizioni agiografiche si
presenta non più come il tentatore, ma come compagno fedele di santi:
il più celebre è quell' Antonio Abate - già porcaro - che solo con l'
aiuto di un porcellino, a lui sempre vicino, riesce a mettere a
soqquadro l' Inferno per trarne il fuoco - nuovo Prometeo - di cui
dotare i mortali. Non a caso i maiali allevati dall' ordine dei
regolari agostiniani di Sant' Antonio avranno per secoli il diritto di
circolare liberamente - per plateas et vicos - nutriti a spese della
comunità come bestie sacre.
Malgrado la sua utilità, anzi centralità tanto nell' alimentazione
quotidiana e nell' economia come nell' immaginario collettivo, il
..... subirà le più spregevoli trasposizioni metaforiche nel Medioevo,
che pure lo ha immortalato nei lavori dei mesi scolpiti sui portali
delle cattedrali: vittima di un' antica maledizione biblica e
coranica, il maiale è caricato dei peggiori significati simbolici,
utilizzando quanto di più negativo poteva rappresentare la sua natura
e la sua vita: "..... cioè s....., inghiotte anche il fango", scrive
Rabano Mauro nell' Universo, grande enciclopedia del sapere
altomedievale; "I porci indicano i peccatori immondi e gli eretici",
"porci sono gli uomini immondi e lussuriosi come pure gli immondi
spiriti"; tutti i vizi capitali si concentrano nell' umile maiale che
neppure riesce a impetrare perdono con le sue lacrime perché "anche le
sue lacrime sono sporche". Del resto proprio la sua sporcizia lo
destina a simbolo della radicale malvagità dell' uomo: "Il genere
umano - scriveva Rodolfo il Glabro - è incline fin dall' origine al
male come una scrofa che si lava guazzando nel fango". Persino nelle
immagini oniriche medievali il maiale si presenterà sempre con
significati negativi, né valse a riscattarlo l' essere associato ad
alcuni santi, come il martire Biagio o Sant' Antonio Abate.
[Tullio Gregory, "Elogio del maiale", in Il Sole 24 Ore, 3 gennaio
1999]
Nella vita e nell'economia dei Celti, l'allevamento del bestiame aveva
parte ben più cospicua della caccia, cosa già posta in rilievo da
autori antichi, come Strabone, e confermata anche dalle ossa animali
restituite da stanziamenti celtici: in questi campioni ossei, la
percentuale di animali selvatici è risultata oscillante dallo 0,2 al 5
per cento del totale. Tuttavia, non mancano differenze, sotto questo
profilo, tra i tipi di stanziamento. In un oppidum, per esempio in
quello di Manching, la caccia non aveva evidentemente luogo su larga
scala, dal momento che gli animali selvatici della zona erano stati
sterminati e i coltivi erano di vasta estensione, mentre cacciavano di
più gli abitanti di piccoli villaggi, specialmente in regioni lontane,
con dense foreste.
L'allevamento dei Celti rispondeva al tipico quadro delle popolazioni
stanziali: le specie più ampiamente rappresentate erano suini e
bovini: i primi costituendo i loro principali animali da carne,
servendo gli altri per il traino e quali principali produttori di
latte. 1 suini non potevano essere condotti a pascolare a grandi
distanze, e i bovini, essendo lenti, potevano percorrere solo brevi
distanze. Nel libro IV della sua Geografia, Strabone afferma che
l'alimentazione dei Celti ''consiste in latte e vari tipi di carne,
soprattutto quella di maiale, fresca e salata'', soggiungendo che
esportavano grandi quantitativi di carni salate non solo a Roma, ma
anche in altre regioni d'Italia. Pecore e capre erano un po' più rare,
e pochissimi i cavalli, sebbene i Celti a quei tempi fossero celebri
come cavalieri. Non mancavano i cani, sia pure in numero ridotto, e
una specie della moderna fauna domestica di particolare importanza, il
pollo, anch'esso tipico della vita sedentaria, svolgeva del pari un
certo ruolo nell'allevamento dei Celti i quali anzi, dopo che la
specie era stata introdotta dagli Sciti, l'avevano a loro volta
diffusa nell'Europa centrale e occidentale.
Per i maiali, benché, stando alla descrizione di Strabone,
''scorrazzassero liberamente a branchi per le campagne e spiccassero
per le loro grandi dimensioni, rapidità e forza, sicché per gli
stranieri e persino per i lupi era pericoloso avvicinarli", La Tène è
probabilmente l'unico stanziamento celtico in cui sia stato possibile
dimostrare un incrocio tra suini domestici e selvatici, con la
produzione di esemplari di dimensioni maggiori, probabilmente dotati
di notevole aggressività.
In tutti gli altri siti sono stati ritrovati suini primitivi, di
piccole dimensioni, in effetti i più piccoli dell'intero periodo
protostorico, con un'altezza al garrese che di rado raggiungeva i
settanta centimetri, Proprio le loro dimensioni ridotte permettono di
distinguerne facilmente i resti da quelli dei grossi suini selvatici.
La loro struttura era assai simile a quella dei maiali neolitici
''delle torbiere'', sebbene fossero sostanzialmente più piccoli. Il
loro cranio era simile, quanto a forma, a quello dei loro equivalenti
selvatici, ma assai più piccolo e alquanto più breve, e in certi casi
il profilo risultava addirittura concavo. Siccome al raccorciamento
del cranio, soprattutto per la regione naso-facciale, fa seguito solo
con un certo ritardo una diminuzione dimensionale dei denti che
costituiscono le parti del corpo animale più conservative, accadeva
non di rado che mascelle raccorciate presentassero denti grossi, e ciò
accadeva soprattutto con i premolari, perché in corrispondenza di
questi la diminuzione della mandibola era di maggiore entità.
Il corpo era probabilmente coperto di spesse, fitte setole, come
risulterebbe da certe figurine ritenute di cinghiali a causa delle
zanne e della cresta villosa sopra la spina dorsale. Tuttavia, ancora
adesso cinghiali domesticati presentano grosse zanne, che gli
allevatori tagliano perché pericolose, e d'altra parte la cresta
villosa non di rado si ha anche in suini domestici primitivi (ne
abbondano esempi nei Balcani). La coda arricciata di queste figurine è
però una tipica caratteristica frutto di domesticazione, e se ne deve
concludere che l'artista intendeva rappresentare un cinghiale
domestico oppure che non fosse abbastanza al corrente della differenza
tra cinghiale domestico e selvatico.
Il maiale era l'unico animale domestico la cui esclusiva destinazione
era quella di fornire carne. Stando a Columella, i Celti esportavano
carni di ..... in grandi quantità non soltanto a Roma ma anche verso
altre regioni d'Italia.
Questo sfruttamento dei suini negli stanziamenti celtici, trova
esplicita conferma nel fatto che gran parte di essi veniva uccisa in
età giovanile, un'alta percentuale in età subadulta (secondo e terzo
anno), e soltanto un piccolo quantitativo veniva risparmiato più a
lungo a scopi di allevamento. Gran parte dei maschi veniva sgozzata in
giovane età , mentre le femmine subadulte venivano fatte partorire
lattonzoli nel loro secondo e terzo anno d'età , ragion per cui
venivano uccise solo in un secondo tempo.
Tra i maiali adulti, le femmine costituivano quindi la maggioranza più
o meno netta. Il maiale aveva un ruolo importante anche nelle credenze
religiose celtiche. Veniva spesso sacrificato o seppellito con il
defunto (come risulta per esempio da quarantanove tombe della
necropoli celtica di Màtraszöllös in Ungheria), a volte intero o per
metà , ma più spesso in sezioni, per esempio prosciutti con relative
ossa. E' certo che le figurine rappresentanti cinghiali hanno
anch'esse significato religioso o totemico.
[Sandor Bökönyi, "L'allevamento presso i Celti", in "I Celti",
Bompiani 1991]
2. LE ORIGINI CELTICHE DI MILANO
Le diverse popolazioni celtiche, che nel IV e III secolo a.C,
abitarono la vasta regione denominata Insubrium, si configurano come
le eredi dirette delle precedenti comunità di Golasecca.
La ricostruzione di Livio che sinteticamente narra dell'arrivo di
Belloveso con "Biturigi, Alverni, Senoni, Edui, Ambarri, Carnuti,
Aulerci'' (Livio, V,34) nell'Italia nordoccidentale, dove la regione
era chiamata da tempo immemorabile Insubrium (come un pagus degli
Edui, fino ad allora Celti transalpini), esprime bene la coscienza di
una stratigrafia del popolamento di lunga data, parallela a quella
delle regioni a Sud del Po abitate da Etruschi, Umbri e Liguri. Il
buon auspicio portò alla fondazione di Mediolanium.
Gli scavi urbani a Milano mostrano sorprendentemente l'antichità del
centro che nel nome cela il ruolo di perno politico degli Insubri. Il
processo di sovrapposizione di nuovi arrivati alle comunità
preesistenti sfugge ancora nei suoi esatti termini archeologici.
[Daniele Vitali, "I Celti in Italia", in "I Celti", Bompiani 1991]
La notizia più importante della relazione liviana riguardante la
presunta prima invasione «ai tempi di Tarquinio Prisco», è che gli
invasori entrarono nel territorio degli Insubri e vi fondarono
Mediolan(i)um, ossia Milano. La scelta del luogo (felicissima, come
avrebbe dimostrato la storia fino ai nostri giorni) sarebbe stata
motivata da ragioni sentimentali: avendo saputo che quell'area si
chiamava Insubrio (ossia «terra degli lnsubri»), termine che ricordava
loro il nome di una tribù degli Edui transalpini, decisero di fondarvi
il loro insediamento.
Questo fa pensare che si trattasse di una impresa coloniaria in piena
regola che aveva addirittura come obiettivo la fondazione di una
città, un tipo di operazione che fino a quel momento era appannaggio
esclusivo dei Greci e dei Fenici.
Gli strati più profondi di Milano sono stati raggiunti in modo
parziale in occasione degli scavi della metropolitana ed è stato
possibile ipotizzare l'estensione dell'insediamento insubre in ragione
di circa dodici ettari: un'estensione assolutamente rispettabile, ma
per ora non abbiamo elementi per delineare con esattezza i caratteri
della prima fondazione della città che un giorno sarebbe divenuta una
delle capitali dell'lmpero romano anche se non si può escludere che in
futuro non possano emergere tracce delle più antiche strutture.
In ogni caso Plinio (III, 125), rifacendosi alle Origines di Catone,
afferma che i fondatori di Milano furono gli Insubri (un popolo che
per comune ammissione viene riconosciuto come discendente da
Golasecchiani). Se questo è vero si potrebbe pensare ad una evoluzione
autonoma degli Insubri che si sarebbero convertiti ad un tipo di
insediamento di carattere urbano elaborato sugli influssi e sulla
contiguità con le altre civiltà urbàne della Penisola fra il Vl e il V
secolo a.C., ed eventualmente ad una rifondazione congiunta con Celti
transalpini. Questo potrebbe spiegare i legami che unirono in età
successive soprattutto i Boi agli Insubri.
[Venceslas Kruta e Valerio Manfredi, "I Celti in Italia", Mondadori
1999]
Quando le ruspe cominciarono ad aprire voragini nelle viscere di
Milano per dar spazio alla metropolitana, apparve un' altra città. Si
chiamava Mediolanum ed era la capitale di un impero. I reperti, gli
archi, le strade, i muri, le fondamenta e tante altre reliquie
risentirono il soffio dell' aria. Nel 1960 - si scavava per la linea 1
sotto gli occhi esperti dell' ingegnere Giuseppe Torno - in corso
Vittorio Emanuele apparve un arco di ponte in mattoni provinciali. Nel
1982 - era la volta della linea 3 - in piazza Duomo ecco le pietre di
una strada romana.
Giorno dopo giorno, pezzo dopo pezzo, si è andata formando una precisa
topografia della Milano romana. Era una Milano con le Terme (se ne
stavano tra le attuali piazza Beccaria, corso Europa e corso Vittorio
Emanuele), con il Forum, con infinite basiliche, con un grande
Theatrum (che si trovava tra le odierne via Meravigli e via Santa
Maria della Porta), con le sue mura. Ora una monografia intitolata
appunto Milano Romana, dovuta a Mario Mirabella Roberti,
soprintendente dal 1953 al 1973 alle antichità della Lombardia, grazie
ad una notevole documentazione iconografica e planimetrica, permette
di ""visitare"" la Milano che fu.
Si comincia dalle più remote reliquie. Il primo reperto è costituito
da una serie di punte di frecce e lame di selce, rinvenute presso la
chiesa di San Giovanni in Conca nel 1888, risalente al terzo millennio
a.C. Allora, nella zona dell' attuale Milano, doveva avere particolare
sviluppo - come in buona parte d' Italia - l' agricoltura e iniziava
la metallurgia.
Poi i primi insediamenti, i primi contatti. Quello di una certa
importanza dovette avvenire con la cosiddetta ""civiltà di Golasecca""
come è provato dalla scoperta di tombe, avvenuta nel 1887 nei pressi
della via Francesco Sforza, corredate da anelli a globetti e fibule a
sanguisuga, tipici della tarda fase di quella civiltà che ha lasciato
intense necropoli nella fascia collinare e nelle valli subalpine. Gli
insediamenti diventano col passare del tempo un riferimento. Il
riferimento diventa villaggio, poi città, punto strtategico; diventa
zona caratteristica, citazione.
E' impossibile nello spazio concessoci percorrere tutte le tappe di
una città come la Milano romana, ma il lettore la deve immaginare
legata ai Galli, a Cesare, a Verrone, che nel De re rustica esalta i
vigneti del Milanese, quindi al cristianesimo, ai primi drammi deell'
impero. Milano fu anche la capitale di un impero che moriva.
Il lavoro di Mario Mirabelli Roberti è un felice inventario delle
mura, deegli edifici di una semplice moneta ritrovata (vi sono, ben
inteso, anche i ritrovamenti importanti, tra i quali, spicca il
ripostiglio di monete padane ritrtovato nel 1936 in piazza Fontana,
comprendente almeno 359 dramme di sette tipi). Ci si accorge così di
ciò che fu Milano. Doveva avere monumenti e importanza poco meno di
Roma. Del resto dall' età di Augusto in poi non fece che migliorare la
sua posizione (Svetonio attesta la frequente presenza di questo
imperatore durante le campagne contro le genti alpine). Nell' età di
Adriano e di Marco Aurelio era una città di 40-50.000 abitanti, dediti
soprattutto all' industria e al commercio della lana (sagarii,
tessitori di mantelli), del lino (linarii), delle pelli
(pellicciarii). Lo apprendiamo leggendo le epigrafi. Poi S. Ambrogio e
Valentiniano II, che muore a Vienna nel 392, viene portato a Milano e
sepolto nel mausoleo di Massimiano, in un laborum purpureo (forse è
quello ora conservato in Duomo).
A conclusione ricordiamo la Zecca. Nota Mirabella Roberti: ""I nomi di
via Moneta e via Zecca Vecchia sono orientativi di un edificio
pubblico ben definibile"". E aggiunge la testimonianza di un documento
dell' 879 (""forum publicum non longe a moneta"") e di Ausonio, che
ricorda l' ""opulens moneta"". La Zecca romana era in una zona dove
ora vi è la Borsa e la Banca d' Italia, forse si affacciava sul foro.
In questo caso, Milano, non è cambiata molto.
[Aurora Marsotto, "Sotto, sotto è un' altra città", in Il sole 24 Ore
del 4 novembre 1984]
3. ORIGINE DEL NOME MEDIOLANUM
Tra le varie ipotesi che sono state avanzate sul nome Mediolanum, la
più famosa è forse quella che fa riferimento alla scrofa "lanuta a
metà", o, in latino maccheronico, di "medio lanum". Un filologo non
avrebbe difficoltà a negare una tale costruzione linguistica. Più
corretta è sembrata, per molto tempo, la versione che suggeriva il
significato "in mezzo alla pianura", ottenuta supponendo che *lanum*
fosse la parola celtica corrispondente al *planus* latino. In lingua
spagnola si dice tuttora *llano* (forse di derivazione celtibera), per
cui l'espressione MEDIO LLANO significa davvero "in mezzo alla
pianura".
Ma gli studi comparativi sull'indoeuropeo sembrano far derivare
"pianura" dalla radice PELA, perciò quell'ipotesi è stata abbandonata
da tempo. La più accreditata, attualmente, sembra la seguente:
Dal punto di vista toponomastico Mediolan(i)um è parola celtica che
significa «Il centro del territorio» e probabilmente si riferisce
all'usanza celtica di insediamenti suddivisi in quattro pagi, termine
latino che significa «villaggio» e che noi potremmo interpretare come
«cantone». Ognuno dei quattro cantoni rinunciava a una porzione del
proprio territorio per costituire una specie di sede centrale che
fungeva da centro politico, economico, religioso e cerimoniale
dell'intera comunità.
E' probabile che il termine Mediolan(i)um designi appunto dei centri
religiosi federali, nel qual caso il toponimo avrebbe un senso analogo
a quello del mundus latino o dell' omphalos (ombelico) greco.
Toponomastica analoga si conserva anche nella Gallia transalpina: è il
caso di Mediolanum Santonum (Saintes) e Mediolanum Aulercorum
(Evreux). E' interessante notare in questo caso che gli Aulerci del
ramo cenomane erano appunto, secondo la testimonianza di Livio, fra
gli invasori della prima ondata.
Come si vede il quadro è assai complesso ed è difficile giungere ad
una conclusione sicura, soprattutto a causa della insufficienza delle
testimonianze archeologiche.
[Venceslas Kruta e Valerio Manfredi, "I Celti in Italia", Mondadori
1999]
A titolo di curiosità, tra le tante leggende che si sono tramandate
nei secoli, ve n'è una che vorrebbe Mediolanum fondata dal mitico
condottiero gallico Belloveso, il quale aveva due luogotententi di
nome Medo e Olano, ognuno a capo di un accampamento (oppidum)
adiacente l'uno all'altro; e dunque la città nacque dall'unione dei
due accampamenti, assumendone pure il nome (come secoli più tardi
Buda-Pest). Naturalmente è un'ipotesi completamente campata in aria,
ma per completezza è citata, insieme alle altre, nella "Storia de
Milàn" scritta in vernacolo da ....... Colombo (1927).
A questo punto, rimane irrisolto il mistero della scrofa (se è una
scrofa!) di Piazza Mercanti. La sua "stranezza", rispetto ai modelli
celtici, è la "cresta" villosa che copre solo metà del dorso, mentre i
modelli di maiale - o cinghiale - trovati nei siti archeologici
celtici, presentano una cresta completa, a volte stilizzata. Si vedano
le immagini da me selezionate, a questo indirizzo:
http://tinypic.com/view.html?pic=29vsbd
Però, come scrive Sandor Bököny a proposito dell'allevamento dei suini
presso i Celti, esistevano varietà domesticate che conservavano solo
parzialmente la cresta villosa. La "nostra" scrofa potrebbe essere di
una di quelle varietà.
Ulteriore perplessità è rappresentata dalla tecnica del bassorilievo:
se si datasse il manufatto al III secolo a.C., come prodotto
dell'Insubria pre-romana, ci si scontrerebbe con la totale assenza di
testimonianze di quest'arte nel mondo celtico.
Accanto alle immagini di cinghiali ho aggiunto uno dei più antichi
bassorilievi sicuramente celtici, ma è del II secolo DOPO ....... Si
dovrebbe perciò dedurre che il simbolo milanese è di probabile età
imperiale, forse riferentesi a preesistenti leggende celtiche, ma
senza nessuna certezza che si tratti di arte celtica piuttosto che che
di arte romana.
--
Piero F.
-
03-21-2005 09:09 PM #11Righel Guest
Re: Scrofa semilanuta mediolanense
*Piero F.* ci scrive:
....
> Cercherò di strutturare questo intervento in modo che emergano almeno
> degli indizi, sui quali costruire ipotesi.
Bell'intervento!... congratulazioni.
Il problema è che però hai praticamente chiuso l'argomento, tanto sei stato
esaustivo.
E restiamo con la curiosità del primo momento: potrebbe anche essere ma non
ci sono prove.
> .... i suoi nomi, come ....a e ....., ben servono
> per caratterizzare comportamenti depravati e libidinosi di donne e
> uomini, con riferimento costante alla sfera della sessualità.
E qui spunta un altro enigma, che però probabilmente enigma non è se non per
la mia ignoranza specifica.
Quando e perché la città di Ilio fu denominata ....a?
> il più celebre è quell' Antonio Abate - già porcaro - che solo con l'
> aiuto di un porcellino, a lui sempre vicino, riesce a mettere a
> soqquadro l' Inferno per trarne il fuoco - nuovo Prometeo - di cui
> dotare i mortali.
Secondo Omero è un porcaro, fedele al suo re, ad aiutare Odisseo nel
ristabilire il regno ed a compiere quella vendetta che sa tanto di reazione
a una hybris.
Ma i pure in porci furono mutati i compagni dell'eroe da Circe.
.....
> ... tutti i vizi capitali si concentrano nell' umile maiale che
> neppure riesce a impetrare perdono con le sue lacrime perché "anche le
> sue lacrime sono sporche".
Il maiale emette lacrime? Non lo sapevo.
> .... Il maiale aveva un ruolo importante anche nelle credenze
> religiose celtiche. Veniva spesso sacrificato o seppellito con il
> defunto (come risulta per esempio da quarantanove tombe della
> necropoli celtica di Màtraszöllös in Ungheria), a volte intero o per
> metà , ma più spesso in sezioni, per esempio prosciutti con relative
> ossa.
Questa conclusione mi lascia un attimo perplesso.
Un seppellimento in cui sono presenti parti del maiale e sicuramente oggetti
di corredo del defunto significa, per me, che si vuole lasciare al morto di
che nutrirsi, non che il maiale sia particolarmente sacro. Altrimenti
dovremmo caricare del medesimo significato religioso anche le tazze ed i
vasi del corredo, che tra l'altro a volte sono volutamente spezzate così
come il maiale viene sezionato.
> Ulteriore perplessità è rappresentata dalla tecnica del bassorilievo:
> se si datasse il manufatto al III secolo a.C., come prodotto
> dell'Insubria pre-romana, ci si scontrerebbe con la totale assenza di
> testimonianze di quest'arte nel mondo celtico.
Be', c'è sempre una prima volta!
Grazie,
--
Righel (e-m in "Reply To")
___________________________
http://xoomer.virgilio.it/ugo.lat/FISA
http://www.na.astro.it/uan
-
03-21-2005 11:02 PM #12GRIMGOR Guest
Re: Scrofa semilanuta mediolanense
Righel il 21 mar 2005 ha detto:
> Il maiale emette lacrime? Non lo sapevo.
Generalmente gli animali terricoli secernon lacrime, questo perchè il
liquido lagrimale serve a molte funzioni, tra cui lubrificare la palpebra,
altrimenti sarebbe carta vetro.
-
03-22-2005 11:38 AM #13Mario Guest
Re: Scrofa semilanuta mediolanense
"Giuseppe De Micheli" <giuseppe.demicheli.fastwebnet.it> ha scritto nel
messaggio news:mczZd.169$kC3.117.tornado.fastwebnet.it...
> anzitutto: una bella foto del suino murato nel Palazzo della Ragione la
> trovate a http://fc.retecivica.milano.it/RCMWE...img/scrofa.JPG
La mia opinione è che si tratti semplicemente della copia di un'insegna
commerciale riferita ad un'attività di spaccio di salumi caratterizzata dal
fatto di utilizzare come materia prima gli incroci tra suino domestico e
selvatico. Lo immagino il punto vendita di un salumificio impiantato da
etruschi mantovani specializzati nella salatura di quarti posteriori, con
magari un imbarcadero sull'ora interrato Nirone, un magazzino e uno spaccio
fluviale, con una storia di successo regionale. All'epoca del caso Parmalat
inquadravano spesso la targa in marmo novecentesca del nonno del patron
dell'azienda: 'Calisto Tanzi e Figli Salumi e Conserve'
Tuttora poco lontano c'è Peck, forse la più prestigiosa salumeria
d'Europa....

M.
-
03-22-2005 09:48 PM #14Righel Guest
Re: Scrofa semilanuta mediolanense
*GRIMGOR* ci scrive:
> Generalmente gli animali terricoli secernon lacrime, questo perchè il
> liquido lagrimale serve a molte funzioni, tra cui lubrificare la palpebra,
> altrimenti sarebbe carta vetro.
Sì, capisco...
Da ragazzo avevo un cane, un gatto e una tartaruga. Ma non li ho mai visti
piangere.
Si vede che erano felici
--
Righel (e-m in "Reply To")
___________________________
http://xoomer.virgilio.it/ugo.lat/FISA
http://www.na.astro.it/uan
-
03-22-2005 09:49 PM #15Righel Guest
Re: Scrofa semilanuta mediolanense
*Mario* ci scrive:
> La mia opinione è che si tratti semplicemente della copia di un'insegna
> commerciale riferita ad un'attività di spaccio di salumi
Sai che non è niente male, come ipotesi?
Ciao,
--
Righel (e-m in "Reply To")
___________________________
http://xoomer.virgilio.it/ugo.lat/FISA
http://www.na.astro.it/uan
-
03-22-2005 09:53 PM #16GRIMGOR Guest
Re: Scrofa semilanuta mediolanense
Righel il 22 mar 2005 ha detto:
> *GRIMGOR* ci scrive:
>
>> Generalmente gli animali terricoli secernon lacrime, questo perchè il
>> liquido lagrimale serve a molte funzioni, tra cui lubrificare la
>> palpebra, altrimenti sarebbe carta vetro.
>
> Sì, capisco...
> Da ragazzo avevo un cane, un gatto e una tartaruga. Ma non li ho mai
> visti piangere.
> Si vede che erano felici
Beati loro :-)
-
03-22-2005 10:02 PM #17Piero F. Guest
Re: Scrofa semilanuta mediolanense
"Righel" ha scritto
> Bell'intervento!... congratulazioni.
> Il problema è che però hai praticamente chiuso l'argomento,
> tanto sei stato esaustivo.
Grazie del complimento, ma io pensavo (speravo!) di aprire un dibattito,
non di metterci su una pietra tonbale! Ciò che ho postato aveva lo scopo
di fornire materiale per teorie, congetture, supposizioni...
> E restiamo con la curiosità del primo momento: potrebbe
> anche essere ma non ci sono prove.
Appunto. Pensa se avessi portato *prove*. Allora sì che ammazzavo la
discussione :-))
> E qui spunta un altro enigma, che però probabilmente enigma
> non è se non per la mia ignoranza specifica.
> Quando e perché la città di Ilio fu denominata ....a?
Non è che sia una nozione tanto facile: me lo sono chiesto anch'io per una
vita. Tutto ciò che so è che la regione nella quale sorgeva Ilio era
chiamata Troade, e che le recenti scoperte archeologiche su documenti
ittiti, avrebbero individuato i nomi di Wilusa e Taruisa rispettivamente
per Ilio e per Troade.
Lo schema per cui col nome di una regione si designa una città, non è
frequente ma nemmeno rarissimo. Questione di desinenze, e di successivi
decadimenti delle stesse, soprattutto nel passaggio da una lingua
all'altra.
Comunque il nome ....a non deriva dalla femmina del maiale:-)
Parrebbe il contrario, invece. Giacomo Devoto fa derivare l'appellativo
*....a* dato alla scrofa, dal latino medievale "porcus ....anus", vale a
dire la porchetta ripiena. All'apparenta "liscia", ma che nasconde nel
proprio ventre altri ingredienti, come il cavallo di ....a nascondeva i
guerrieri greci :-)
Forse non tutti sanno che esiste in Puglia una cittadina di nome ....a (vi
nacque Salandra, primo ministro all'epoca della I guerra mondiale), e
tempo fa ne avevo narrato brevemente la storia in free.it.storia.medioevo.
Le donne del posto non sembrano fare molto caso al nome. Di dove sei?
....a, rispondono senza esitare <g>
--
Piero F.
-
03-22-2005 10:25 PM #18Mario Guest
Re: Scrofa semilanuta mediolanense
"Piero F." <mailander.people.it> ha scritto
.. Giacomo Devoto fa derivare l'appellativo
> *....a* dato alla scrofa, dal latino medievale "porcus ....anus", vale a
> dire la porchetta ripiena. All'apparenta "liscia", ma che nasconde nel
> proprio ventre altri ingredienti, come il cavallo di ....a nascondeva i
> guerrieri greci :-)
Esatto! Insisto col mio rugginoso rasoio di Occam... la spiegazione più
semplice è quella salumieristica...
M.
http://spazioinwind.........../latino...traduzione.htm
40 Non sapevamo ancora cosa dovessimo immaginare, quando da fuori della sala
si leva un grande baccano, ed ecco che dei cani della Laconia entrano e si
mettono a correre all'impazzata intorno alla tavola. A ruota arriva una
grossa teglia sulla quale giganteggia un enorme cinghiale con in testa un
berretto da liberto: alle sue zanne sono appesi due piccoli cestini di palma
intrecciata, pieni uno di datteri freschi e l'altro di secchi. Tutto intorno
c'erano dei maialini di pasta di mandorle che, essendo attaccati più o meno
alle mammelle, facevano capire che si trattava di una femmina. Ce li
regalano, da portarli poi via a fine cena. A tagliare il cinghiale non si
presenta quel Trincia che aveva fatto le parti coi polli, ma un energumeno
barbuto con le gambe fasciate e un mantello damascato sulle spalle.
Impugnato un coltello da caccia, il tipo cala un colpo tremendo nel fianco
del cinghiale e dallo squarcio ne esce uno stormo di tordi in volo. Ma lì
c'erano già pronti gli uccellatori con tanto di canne, e in un battibaleno
li riacciuffano mentre quelli svolazzano per la sala. Dopo aver ordinato di
darne uno a ogni invitato, aggiunge: «Guardate un po' che ghiande prelibate
si pappava quel ..... selvatico!». Due schiavetti afferrano i cestini che
pendevano dalle zanne del cinghiale e distribuiscono agli invitati i datteri
freschi e quelli secchi. |[continua]|
41 Nel frattempo, appartato com'ero nel mio cantuccio, io mi spremevo le
meningi per capire perché mai quel cinghiale avesse in testa il berretto dei
liberti. Dopo aver fatto le supposizioni più assurde, mi decido a
interpellare di nuovo il mio vicino chiedendogli lumi sul problema che mi
assilla. E lui mi fa: «Anche il tuo servo te lo può spiegare benissimo: non
è mica un mistero, lo sanno tutti. Visto che gli invitati di ieri sera hanno
rimandato indietro questo cinghiale perché scoppiavano di cibo, per questo
oggi ritorna a tavola acconciato da liberto». Me la prendo con la mia
stupidità e non gli domando più nulla per non dar l'impressione di essere
uno che a tavola con gente per bene non c'è mai stato.
Mentre parliamo di queste cose, uno schiavetto bellissimo con i capelli
pieni di foglie di vite e di edera e che dice di essere un po' Bromio, un
po' Lieo ed Evio, distribuisce grappoli d'uva prendendoli da un cestino e
propina versi del padrone con una voce da rompere i timpani. E Trimalcione,
voltandosi in direzione di quel suono, dice: «Dioniso, sii libero». Lo
schiavetto toglie il cappello al cinghiale e se lo mette in testa.
Trimalcione allora insiste: «Ora non potrete più negare che ho il padre
Libero». Applaudiamo la battuta di Trimalcione e copriamo letteralmente di
baci il ragazzino impegnato nel suo secondo giro.
-
03-22-2005 10:29 PM #19Righel Guest
Re: Scrofa semilanuta mediolanense
*Piero F.* ci scrive:
> Grazie del complimento, ma io pensavo (speravo!) di aprire un dibattito,
> non di metterci su una pietra tonbale! Ciò che ho postato aveva lo scopo
> di fornire materiale per teorie, congetture, supposizioni...
Il dibattito nasce da un problema, da una domanda... anche se implicita,
purché evidente.
I dati che tu hai fornito vengono facilmente assimilati, perché logici, ma
non suscitano domande e quindi non stimolano risposte.
> Appunto. Pensa se avessi portato *prove*. Allora sì che ammazzavo la
> discussione :-))
Se tu le avessi avute e non ce le avessi fornite ti avremmo ammazzato noi.

>> E qui spunta un altro enigma, che però probabilmente enigma
>> non è se non per la mia ignoranza specifica.
>> Quando e perché la città di Ilio fu denominata ....a?
Ecco, questo era il mio esempio di domanda, travestita da commento
superficiale.
> Non è che sia una nozione tanto facile: me lo sono chiesto anch'io per una
> vita. Tutto ciò che so è che la regione nella quale sorgeva Ilio era
> chiamata Troade, e che le recenti scoperte archeologiche su documenti
> ittiti, avrebbero individuato i nomi di Wilusa e Taruisa rispettivamente
> per Ilio e per Troade.
Sì, questo è noto ma immagino che qualcuno abbia tentato di ipotizzare
un'etimologia dei due termini.
Ci vorrebbe Strawarila o Salimbeti...
> Comunque il nome ....a non deriva dalla femmina del maiale:-)
> Parrebbe il contrario, invece. Giacomo Devoto fa derivare l'appellativo
> *....a* dato alla scrofa, dal latino medievale "porcus ....anus", vale a
> dire la porchetta ripiena. All'apparenta "liscia", ma che nasconde nel
> proprio ventre altri ingredienti, come il cavallo di ....a nascondeva i
> guerrieri greci :-)
Bella trovata, non mi convince molto ma è simpatica.
> Forse non tutti sanno che esiste in Puglia una cittadina di nome ....a (vi
> nacque Salandra, primo ministro all'epoca della I guerra mondiale), e
> tempo fa ne avevo narrato brevemente la storia in free.it.storia.medioevo.
> Le donne del posto non sembrano fare molto caso al nome. Di dove sei?
> ....a, rispondono senza esitare <g>
Il non conoscere ....a di Puglia è costato un bel po' di eurini a un
concorrente della TV, proprio stasera.
--
Righel (e-m in "Reply To")
___________________________
http://xoomer.virgilio.it/ugo.lat/FISA
http://www.na.astro.it/uan
-
03-22-2005 10:51 PM #20Mario Guest
Re: Scrofa semilanuta mediolanense
"Righel" <Righel.fastwebnet.it> ha scritto
>> La mia opinione è che si tratti semplicemente della copia di un'insegna
>> commerciale riferita ad un'attività di spaccio di salumi
>
> Sai che non è niente male, come ipotesi?
Una decina di anni fa a circa 50 metri dalla nota Abbazia di Chiaravalle
appena fuori porta Vigentina dove vivo abbiamo centrato una stazione di
posta romana sulla strada romana per Laus Pompeia. Secondo la vulgata
lumbard tuttora assunta come innegabile storia locale, i monaci cistercensi
scelsero una palude inabitabile per costruirvi l'Abbazia e con eponimo
certosino zelo la bonificarono e quivi faticosamente edificarono il
monumento. Nella realtà presero un'area romanizzata un millennio prima e
perfettamente drenata dirottandovi la vectabilis (Vettabbia attuale), canale
romano per il traffico del sale via Lambro-Po-Adriatico per azionare un
mulino nella grangia annessa. Sulle piante viscontee è chiaramente indicata
e raffigurata, come Via Regina, la strada romana, e infatti nella presunta
palude inesplorata abbiamo beccato l'insediamento commercilae: piombi di
bilancia a forma di Minerva, una tempesta di sesterzi da Tiberio a
Caracalla, un peso da una libbra con il numerale in greco, e i soliti
paraphernalia, ma ad un'aratura a spacco è uscita l'insegna in piombo, fai
venti per venti cm, della posteria, con il cavallo legato a una colonna.
Anepigrafo, perchè i lumbard dell'epoca li si catturava per immagini....
M.
-
03-23-2005 08:15 AM #21Giuseppe De Micheli Guest
Re: Scrofa semilanuta mediolanense
"Piero F." <mailander.people.it> ha scritto nel messaggio
news:yy00e.16289$kC3.11148.tornado.fastwebnet.it.. .
> Forse non tutti sanno che esiste in Puglia una cittadina di nome ....a (vi
> nacque Salandra, primo ministro all'epoca della I guerra mondiale), e
> tempo fa ne avevo narrato brevemente la storia in free.it.storia.medioevo.
> Le donne del posto non sembrano fare molto caso al nome. Di dove sei?
> ....a, rispondono senza esitare <g>
Invece a Milano esiste la via Troja (scritta prorpio con la J) che viene
pronunciata dai milanesi Troìa, con l'accento sulla i. Avevo una amica che
vi abitava e rispondeva: "abito in una via che non posso dire", arrossendo.
Vedi un po' com'è il mondo.
G. De M:
-
03-23-2005 04:10 PM #22Piero F. Guest
Re: Scrofa semilanuta mediolanense
Giuseppe De Micheli wrote
> Invece a Milano esiste la via Troja (scritta prorpio con la J) che viene
> pronunciata dai milanesi Troìa, con l'accento sulla i. Avevo una amica che
> vi abitava e rispondeva: "abito in una via che non posso dire", arrossendo.
> Vedi un po' com'è il mondo.
La grafia esatta è TROYA, a dire il vero. Si tratta di Carlo Troya,
personaggio di spicco nella storia ottocentesca di Napoli (fu letterato e uomo
politico), al quale in molte città è stata dedicata una via. Ma io ho sempre
sentito dire, qui a Milano, via Carlo Tròya.
Invece c'era un calciatore abbastanza famoso intorno al 1970, che si chiamava
Tanino Troja, e che per disposizioni dall'alto (leggasi Bernabei) i
telecronisti e commentatori sposrtivi dovevano obbligatoriamente pronunciare
Troì-ia. Per combinazione, anche questo è passato da Napoli, anche se fece
quasi tutta la carriera al Palermo.
Chiedo conferma ai tanti napoletani di FISA, sia per Carlo Troya che per
Tanino Troja:-)
--
Piero F.
Similar Threads
-
LA SFIDA DELLA SCROFA
By =?windows-1252?Q?=80rnesto?= in forum it.politicaReplies: 1Last Post: 03-20-2010, 11:59 PM -
La comica finale della scrofa di Arcore
By =?windows-1252?Q?=80rnesto?= in forum it.politicaReplies: 3Last Post: 03-17-2010, 02:28 AM -
Scrofa radicale ha figliato
By Socratis in forum it.scienza.matematicaReplies: 1Last Post: 02-11-2010, 11:12 PM -
Scrofa ma cosa mi combini !!!
By Araba Fenice Venerea in forum it.cultura.religioniReplies: 0Last Post: 02-28-2007, 03:59 PM -
Forza Italia è una scrofa ...
By New Magic Flash in forum it.fan.culoReplies: 1Last Post: 07-31-2003, 03:53 PM



Reply With Quote
Capirne di Calcio
05-20-2013 03:48 AM in it.sport.calcio.inter-fc